Il ritorno di Maria Grazia: "Io, un'attrice non una santa"

Intervista alla Cucinotta, che sta per tornare sul set con il film "L'imbroglio nel lenzuolo", diretto da Arau

ROMA - Il titolo è L'imbroglio nel lenzuolo, ma non è il caso di sospettare brividi di voyeurismo o sesso spinto, perché è il film con cui, dopo anni di partecipazioni e piccoli ruoli, ritorna protagonista Maria Grazia Cucinotta e lei è una brava ragazza, una che pensa all'antica, che, a rischio di passare per bigotta, dice che "la femminilità non ha bisogno di esporsi nel nudo, una donna è femmina sempre, anche con il velo in testa. Vengo dal sud dove le donne in genere sono molto coperte ma non significa che siano sante. Anzi".

Tratto da un romanzo dello scrittore e sceneggiatore Francesco Costa, L'imbroglio nel lenzuolo, prodotto da RaiCinema e dalla stessa Cucinotta, entrerà in lavorazione nei prossimi giorni con la regia di Alfonso Arau (Come l'acqua per il cioccolato) e la fotografia di Vittorio Storaro. E' la storia di Marianna, che, sopravvissuta al tifo con la sorellina, vive in una grotta, poverissima. L'epoca è il 1905 e nel paese arriva un giovane a girare una pellicola, in cui, senza saperlo, appare anche Marianna.

Quando in paese vedono il film proiettato in piazza - o imbroglie dint' o lenzuolo - e tutti la riconoscono è subito scandalo: Marianna è una puttana. "Ho comprato i diritti dieci anni fa, mi piaceva la semplicità della storia, in un tempo in cui la semplicità sembra fuori moda. I toni sono un po' alla De Sica, si piange e si sorride. Lieto fine, naturalmente. Il libro è ambientato a Napoli, ma gireremo in Sicilia, anche se non è identificabile, è il Sud di tutto il mondo, dove la gente scopre lo stupore della meraviglia del cinema. Che ha abbattuto ogni barriera sociale, non bisogna saper leggere e scrivere per confrontarsi con le emozioni delle immagini", dice l'attrice.

Ha qualcosa in comune con Marianna?
"Fa lo stesso lavoro che faceva mia nonna, era una contadina ignorante ma conosceva perfettamente il potere di ogni erba e preparava pozioni con cui curava la gente e la guariva davvero. Attraverso i suoi racconti della fine dell'Ottocento, mia sorella ed io abbiamo conosciuto tante epoche diverse".

Il film è anche una storia di pregiudizi del sud...
"Sono gli stessi di oggi. Vent'anni fa, quando sono andata via da Messina per lavorare nella moda, mio padre non mi ha parlato per anni. Figuriamoci quando ho partecipato a Miss Italia e ho cominciato a fare cinema. Le donne incontravano mia madre e la salutavano con un sospiri accorati, 'Graziella, poverina...'. Penso che ancora oggi il cinema sia visto come un luogo di perdizione. Per me invece è stata la salvezza, non so cosa avrei fatto se non l'avessi incrociato, se non avessi lasciato la Sicilia. Il luogo dove uno nasce non può determinare il destino di una vita".

Dopo Il postino si prevedeva per lei un fulgido futuro nel nostro cinema. Non è andata proprio così...
"No, forse il successo in patria fa paura, io venivo dal nulla, molti mi giudicavano una miracolata e, dopo la morte di Massimo, ho deciso di tagliare i ponti con l'Italia e sono andata in America. Volevo crescere. Ho faticato molto, ho partecipato a tanti film, ero l'ultima ruota del carro ma ero rispettata per la mia energia e il mio impegno. Ma lavoravo troppo, mi sembrava di non vivere più e, quando sono rimasta incinta di Giulia, sono tornata a casa, nel 2001. Non è stato facile, non avevo mercato. Forse non andavo di moda, sono sempre stata 'troppa', troppo alta, troppo seno, labbra e occhi troppo grandi. Ho fatto i miei filmetti indipendenti e ho cominciato a produrre, come avevo imparato in America".

Non sarà che con la sua mentalità "antica" ha rifiutato troppo?
"Ho rifiutato progetti con tanti soldi che mi avrebbero cambiato la vita, ma è stata una scelta. Ho rifiutato Austin's powers per esempio, L'avvocato del diavolo dove avrei dovuto essere nuda per dieci minuti, ho rifiutato il calendario Pirelli. Ma non mi pento, per una che ha cominciato da zero, sono felice di tutto quello che ho fatto, è stata una vittoria personale, anzi una vittoria con la vita".

Lei nuda mai?
"Forse è presunzione, ma non è necessario il nudo per essere sexy, sono stata in copertina di GQ tra le dieci donne più sexy. Però mai dire mai. Chissà, forse tra un paio d'anni potrei celebrare i quarant'anni spogliandomi... ".

(Maria Pia Fusco - Repubblica.it - 28 dicembre 2007)